Il Cus Bologna punta al terzo titolo europeo, con due assi nella manica

Il Cus Bologna punta al terzo titolo europeo, con due assi nella manica

Il rettore, Francesco Ubertini, è stato chiaro. Vorrebbe il terzo titolo europeo consecutivo nei canestri. Per pareggiare i conti con l’università lituana capace di salire tre volte consecutive sul tetto d’Europa. Il Cus Bologna e l’Alma Mater Studiorum sono a quota due e, per cercare il tris, si sono affidati a due califfi. Intendiamoci, due fuoriclasse sul campo e sui banchi di scuola perché Giampiero Ricci (classe 1991, fresco di convocazione in Nazionale) e Valerio Cucci, di quattro anni più giovane, sono studenti veri. Hanno girato vari atenei, per dirla tutta, ma all’ombra delle Due Torri, affiancati dall’università più antica al mondo, si sentono protetti. E non solo.

“Il Cus Bologna? Una piacevole sorpresa, così come l’Università di Bologna”. Musica e parole di Valerio Cucci, classe 1995, che gioca a Mantova, in A2, ma a Bologna…

“Sono stato scoperto da Federico Panieri, sulla base di alcune dritte che gli aveva dato Giampaolo Ricci – spiega Valerio -. Al Cus Bologna ho trovato una famiglia. E ho ritrovato il piacere di giocare. Intendiamoci, a Mantova sto bene. Anzi, sto benissimo, sono felice della mia esperienza e del livello che ho raggiunto. Bologna e l’università mi completano”.

E’ iscritto a Economia, Valerio e ha un “debito” nei confronti della nonna. “L’ho promesso a nonna Ines – dice sorridendo -. Vuole che il nipote maschio completi gli studi. Lo voglio anche io. Ho girato diversi atenei, quello che ho trovato a Bologna è assolutamente unico. Il Cus Bologna, attraverso Agostino Briatico, mi ha aiutato in tutto e per tutto. L’università mi ha messo a disposizione un tutor. E io devo completare gli studi”.

E parlare di basket con il magnifico rettore. “Ubertini ci è sempre stato vicino – insiste -. E’ un professore alla mano, con il quale si può parlare di tutto. Ci ha messo un po’ di pressione, ma è giusto così. Il livello in Europa è altissimo, ci sono giocatori di Eurolega. Ma noi abbiamo un gruppo fantastico. La differenza la fa proprio il modo che abbiamo di stare in campo. Io sono uno degli ultimi arrivati, pensavo di avere dei problemi di inserimento. O al limite di causarne, come succede quando arriva un elemento nuovo. Matteo Lolli, il coach, è stato fantastico. E’ uno serio, tosto, preparato. Pure lui mi ha aiutato. Prenderlo in giro perché io sono in A2 e lui in C Gold? Macché, è lui che giustamente mi canzona, chiedendomi come abbia fatto ad arrivare così in alto. Al Cus ho trovato ragazzi che giocano in B o in C. Ma meriterebbero di più. E ve lo dice uno che ci ha giocato accanto”.

Stesso copione per Giampaolo Ricci. Con un’aggiunta. Giampaolo gioca in serie A e, da poco, è stato chiamato anche in Nazionale maggiore. “Un sogno per tutti quelli che fanno questo sport. Che onore poter indossare la maglia azzurra”.

Forse il Cus Bologna ha portato fortuna. Anche Ricci è uno dei ragazzi che ha fatto questa piacevole scoperta. “In Portogallo – sottolinea – ho vissuto un’esperienza breve ma intensa. Ho scoperto il valore dei miei compagni, quello del gruppo. Una università che mi sta accanto. E vuole che mi laurei”.

Iscritto a matematica, Giampaolo non teme che il rettore Ubertini “freni” la sua carriera scolastica per tenerlo più attaccato al treno del Cus e dell’Università di Bologna. “Su questo abbiamo scherzato – prosegue ridendo -. Mi mancano sei esami per la triennale. Non è facile perché matematica è dura e devo anche seguire la routine di giocatore di basket”.

Felicissimo di essere a Cremona – “devo molto a questo club” – e al percorso di crescita. “Ero stato alla Sapienza di Roma e a Pavia. Ma nessuno mi aveva aiutato come a Bologna. Studiare matematica da soli non è facile. Avere un tutor, qualcuno con cui scambiare impressioni e pareri, aiuta. E non poco”.

Non sa quando smetterà di giocare, ma in futuro vorrebbe lavorare con la matematica. “Ma non vorrei un lavoro dove timbrare il cartellino. Mi piacerebbe una professione nella quale realizzarmi, crescere. Come è successo nei canestri. Ho trovato nel rettore Ubertini una persona incredibilmente aperta. Ci mette un po’ di pressione con la richiesta di un terzo titolo. Ma è piacevole parlare con lui. Di pallacanestro e di altro. Siamo portati a pensare che i rettori siano rigidi. Magari sotto esame cambia, però con noi è davvero speciale. E per noi ragazzi è un motivo d’orgoglio giocare per l’Università di Bologna. Ora mi aspetta la Nazionale. Ma con il Cus Bologna un po’ d’esperienza in Europa l’ho già fatta. E mi aiuterà. Sicuro”.

Soddisfatto anche Federico Panieri, che del Cus Bologna è il club manager. “Sono risultati – commenta – frutto di un nuovo approccio che ci ha regalato anche una dimensione internazionale. Nella ricerca di ragazzi che possano far parte della nostra squadra guardiamo a tutto. Alle doti sportive, certo, ma anche a quelle umani e caratteriali. E alla capacità di inserimento all’interno dell’ateneo”.

Campioni in campo e uomini veri fuori. “Il percorso studente-atleta è stato ulteriormente perfezionato grazie alla sensibilità e all’appoggio del rettore, Francesco Ubertini e della pro rettrice Elena Trombini. Maurizio Marano, poi, che è diventato il nuovo presidente del Comitato per lo Sport Universitario ha proseguito sulla falsariga del suo predecessore, Giacomo Calzolari, ampliando il tutto. E’ un lavoro a 360 gradi che ci gratifica perché dimostra una volta di più la nostra volontà di diventare, anche a livello sportivo, una delle primissime università d’Europa”. Un cammino che ha già dato i risultati nella pallacanestro – due titoli europei in fila, mai nessun ateneo italiano così in alto – e che presto darà frutti anche nella pallavolo per la quale, l’approccio e la metodologia sono state mutuate proprio dal modello basket. Un Cus Bologna che riesce a costruire e assemblare squadre di valore grazie anche alla collaborazione e all’interessamento di società di grandi valori quali sono Cremona e Mantova.

ufficio stampa

cus bologna asd